Musica afroamericana
La musica afroamericana (in inglese African-American music e black music; in passato race music) comprende una grande varietà di generi musicali, derivanti o influenzati dalla cultura afroamericana. Molti tra questi, compresi lo spiritual, il gospel, il blues, il jazz, lo swing, il rhythm and blues, il rock and roll, il soul, il funk, e l'hip hop, sono tra i più importanti e seguiti di tutta la scena musicale.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]XIX secolo-inizi del XX secolo
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Origini
[modifica | modifica wikitesto]La musica afroamericana risale al diciannovesimo secolo. Infatti, i primi immigrati neri nel Nord America erano schiavi da impiegare nelle piantagioni di cotone. Questi portarono con sé le canzoni polifoniche legate a numerosissimi gruppi etnici dell'Africa occidentale e sub-sahariana,[1] che si fusero alla polka, i valzer e la musica classica di origine europea e anch'essi diffusisi Oltreoceano.[senza fonte] Nello stesso periodo, a dare visibilità alla cultura afroamericana a un pubblico bianco vi furono i minstrel show (o blackface minstrel), spettacolini comici e colmi di stereotipi razzisti contro i neri che venivano interpretati da attori bianchi con volti dipinti di nero.[2]
Il banjo diventò così strumento popolare,[3] ed i ritmi derivati dalla cultura africana furono incorporati nelle canzoni di Stephen Foster ed altri musicisti dell'epoca. Negli anni trenta dell'Ottocento, il secondo grande risveglio (Secondo Great Awakening) portò la nascita di un fondamentalismo, specialmente tra gli afroamericani, che ripresero i canti degli schiavi una ampia varietà di spiritual ed in generale in vari aspetti della musica sacra cristiana. Diverse di queste canzoni erano messaggi in codice per sovvertire il potere padronale sugli schiavi, o segnalare la via di fuga.[4][5][6]
Nel periodo successivo alla guerra civile americana, la diffusione di musica afroamericana continuò. I Fisk Jubilee Singers iniziarono il loro primo tour nel 1871.[7] Artisti come Morris Hill e Jack Delaney contribuirono a rivoluzionare la musica afroamericana del dopoguerra negli Stati Uniti centrali ed orientali. Negli anni successivi, gli Hampton Students ed altre Jubilee troops (gruppi di canto cristiano) sorsero ed iniziarono a percorrere l'America in tour. La prima compagnia di commedia musicale nera, Hyers Sisters Comic Opera Company, fu istituita nel 1876.[8]
Alla fine del secolo, la musica afroamericana era già una parte integrante di cultura americana tradizionale. Musicisti ragtime come Scott Joplin diventarono popolari ed alcuni furono associati al rinascimento di Harlem ed ai primi attivisti per i diritti civili.[non chiaro]
Il blues
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Tra il 1870 e il 1930[9][10] venne a codificarsi il genere blues, uno dei primi e più importanti generi di musica nera.[9][11] Originatosi dai field holler, ovvero i canti di lavoro degli schiavi neri, i minstrel show, gli spiritual, gli inni religiosi e la musica dei sudisti bianchi, si focalizza su tematiche legate all'esperienza individuale del cantante (ad es. amore, gioia, dolore, povertà) e si caratterizza per il tono al contempo mesto e intenso (la stessa parola blues deriva dalla locuzione to feel blue, ovvero "sentirsi malinconico").[9][10] Alle primordiali forme di blues venne ad aggiungersi dapprima il banjo, poi soppiantato dalla chitarra; si aggiunsero nel tempo altri strumenti musicali di cui si appropriarono gli stessi afroamericani e che contribuirono all'evoluzione del genere, tra cui ottoni, ance e pianoforte tra gli altri.[9] I pionieri del blues comprendono Ma Raney, Bessie Smith, Mamie Smith, Blind Lemon Jefferson, Big Bill Broonzy e Robert Johnson.[9]
Il jazz
[modifica | modifica wikitesto]Appena più tardi, agli inizi del ventesimo secolo[10] si sviluppò il jazz, genere caratterizzato da poliritmi, un ritmo sincopato e l'improvvisazione.[12] Benché molte delle sue radici siano le medesime del blues, a differenza di quest'ultimo, il jazz nacque e si sviluppò in contesti urbani come quello di Congo Square, a New Orleans, considerata la prima "capitale" del genere.[10][13] La stilistica si affacciò all'improvvisazione soltanto nel 1917, quando i jazzisti locali si trasferirono a Chicago, rendendo questa la nuova città di riferimento del jazz; sempre all'inizio del secolo, divenne un'altra meta importante anche New York.[13] Il jazz si diffonderà sul territorio statunitense portandolo a evolversi in innumerevoli stilistiche, tra cui lo swing, genere ballabile definitosi negli anni 1930 e che farà spazio al bebop durante il decennio successivo. Alcuni dei più celebri artisti jazz comprendono Louis Armstrong, Duke Ellington, Charlie Parker, Jelly Roll Morton, John Coltrane e Miles Davis.
Vi erano anche musicisti latinoamericani e bianchi d'America dei generi blues e jazz, e già all'epoca vi era una comunicazione interculturale tra le varie etnie (euroamericani, latinoamericani, afroamericani). La musica klezmer, ad esempio, esercitò un'influenza sul jazz, mentre Jelly Roll Morton spiegò che una tinta latina era componente necessaria per una buona musica. La musica afroamericana fu spesso "rivista" pesantemente per il pubblico bianco, che non avrebbe accettato prontamente musicisti neri, portando così allo swing e a forme di jazz più orientato al pop.[senza fonte][non chiaro]
Primi successi nel mainstream
[modifica | modifica wikitesto]A Trip to Coontown di Bob Cole e Billy Johnson prodotto nel 1891 e messo in scena nel 1898, fu la prima commedia musical scritta, diretta ed eseguita da neri.[14] Le prime registrazioni a firma di autori neri sono invece opera di Bert Williams e George Walker e risalgono al 1901.[15] Nel 1911, venne presentata Treemonisha di Scott Joplin, una delle primissime opere scritte da un afroamericano.[16] L'anno seguente, ci fu il primo di una serie di concerti annuali di musica dell'orchestra sinfonica nera alla Carnegie Hall di New York.[17]
Nel 1921 venne messo in scena il musical Shuffle Along di Eubie Blake e Noble Sissle, considerato uno dei punti di riferimento del rinascimento di Harlem.[18] Nel 1927 fu tenuto un concerto jazz, spiritual e sinfonico presso la Carnegie Hall musicato dall'orchestra di W. C. Handy e con altri artisti.[e quindi?] Il primo musical cinematografico prodotto da una major con un cast afroamericano fu Alleluja! di King Vidor nel 1929.[19] La prima sinfonia di un compositore nero eseguita per il grande pubblico fu Afro-American Symphony di William Grant Still.[20] Tra le primissime sinfonie si può citare anche Negro Folk Symphony di William Dawson, scitta nel 1934. Diversi esecutori afroamericani furono poi invitati a partecipare ad opere come Porgy and Bess e a Four Saints in Three Acts di Virgil Thomson.[e quindi?]
Metà del XX secolo
[modifica | modifica wikitesto]Il rhythm and blues
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Intorno agli anni quaranta, mentre le cover di brani afroamericani godevano di un certo successo, le versioni originali degli stessi avevano meno fortuna.[senza fonte] Negli anni quaranta si sviluppò il rhythm and blues (o R&B): genere caratterizzato dal ritmo accentuato, con le strutture armoniche del blues e che si ispira al gospel e il jazz.[21] La stilistica ebbe il suo momento di massima notorietà durante gli anni cinquanta,[21] quando ispirò il rock and roll (o R&R), che ebbe tra i suoi principali esponenti Chuck Berry, a detta di molti colui che definì lo stile,[22] Little Richard, Bo Diddley e Ike Turner, che incise con i Kings of Rhythm quella che è considerata la prima canzone rock and roll, ovvero Rocket 88, uscita nel 1951 e attribuita a Jackie Brenston & His Delta Cats.[23] Dal rock and roll discende il rockabilly, stile dalle contaminazioni country che ha caratterizzato artisti bianchi quali Bill Haley e Elvis Presley; quest'ultimo, in modo particolare, è passato alla storia per aver reso il R&R al pubblico non nero e contribuito al successo del genere in tutto il mondo.[24] Più in generale, il rock and roll sarà alla base di ogni espressione di musica rock e non interesserà più prevalentemente i neri radicati negli USA. Tra le prime si possono citare il surf rock, rock vivace e ottimistico che celebrava la balneazione estiva, il folk rock, che getta le fondamenta sulle canzoni di protesta americane del primo Novecento, e il blues rock.
Il soul
[modifica | modifica wikitesto]Negli USA e in Inghilterra, durante gli anni 1950, nacque uno stile che riprendeva il blues di inizio secolo.[senza fonte] Durante la metà del secolo, nacque il soul, che prende a modello il jazz, il gospel e l'R&B e tratta tematiche sentimentali o sociali. Il genere conta tra i maggiori rappresentanti Sam Cooke, Ray Charles, James Brown, Stevie Wonder, Curtis Mayfield, Marvin Gaye, Ben E. King, Sam Cooke, Otis Redding, Diana Ross delle Supremes, Aretha Franklin e Dionne Warwick.[25] Durante la seconda metà degli anni cinquanta si era intanto affermato il doo-wop: uno stile canoro che fonde rhythm and blues, spiritual, gospel, blues e swing. Benché presto soppiantato dal rock, il doo-wop eserciterà una significativa influenza sulle future generazioni di musicisti.[26]
Il funk
[modifica | modifica wikitesto]Nella seconda metà del decennio si affermò il funk. Espressione maggiormente ritmica del soul e che non disdegna occasionali incursioni nella psichedelia,[27] il funk conta tra i suoi pionieri il sopracitato James Brown e gli Sly & the Family Stone;[27] altrettanto degni di menzione sono George Clinton con i suoi Parliament/Funkadelic e Patti LaBelle, nota per aver militato nelle Labelle e i Jackson 5.
Anni settanta-anni novanta
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Disco music, hip hop e loro sviluppi
[modifica | modifica wikitesto]Nel corso degli anni 1970, sebbene artisti neri soul e funk come Marvin Gaye, Stevie Wonder, Michael Jackson dei sopracitati Jackson 5, Prince e Lionel Richie godessero di ottimi riscontri di pubblico e critica, la musica afroamericana subì un generale calo di notorietà, sia tra il pubblico nero che tra quello dei bianchi,[senza fonte] il quale privilegiava il country rock, la musica dei cantautori e i neonati heavy metal e punk rock, che avevano portato alla nascita di vere e proprie sottoculture. Si svilupparono tuttavia delle espressioni black di successo tra il grande pubblico, quali il quiet storm, una deriva lenta e rilassata del soul la cui nascita viene attribuita a Smokey Robinson (lo stile prende il nome da una sua canzone del 1976)[28] e soprattutto la disco music: propaggine del funk che, dopo essersi sviluppata nei club frequentati da gay, afroamericani e latinoamericani, influenzerà la dance e l'hip hop a venire; lo stile era rappresentato da artisti di grande successo, come Gloria Gaynor, Donna Summer, Kool & the Gang e Earth, Wind & Fire.[29]
Alla nascita dell'hip hop contribuirono, sul finire del decennio, i cosiddetti block party: raduni informali, tenuti nei quartieri del Bronx e di Harlem, durante i quali i DJ selezionavano dischi funk, mentre gli MC presentavano le canzoni al pubblico. Ben presto, i DJ iniziarono ad isolare e ripetere i break contenenti percussioni, grazie ai mixer audio e a due dischi diversi, producendo un groove ballabile, su cui gli MC iniziarono ad improvvisare elaborate introduzioni e, successivamente, interi testi, perlopiù sociopolitici.[30][31] Fu in questo contesto che si sviluppò la prima ondata dell'hip hop, anche detta old school rap, la quale iniziò nel 1979 e terminò nel 1986; si assisterà negli anni seguenti a sviluppi che lo porteranno a innumerevoli diramazioni e fusioni con altri stili. Anticipato dal poeta spoken word giamaicano Gil Scott-Heron,[32] l'hip hop conta tra i suoi iniziatori DJ Kool Herc, Grandmaster Flash, Afrika Bambaataa, tra i primi esponenti a godere di un certo successo all'infuori di New York e i Sugarhill Gang, la cui Rapper's Delight del 1979 è passata alla storia per essere stata la prima traccia rap a scalare le classifiche e, per molti, la prima registrazione hip hop (altri attribuiscono il primato a King Tim III (Personality Jock) dei Fatback Band, edita su singolo pochi mesi prima).[33] Vengono citate tra le formazioni più influenti (ma anche controverse) dell'hip hop dell'epoca anche i Public Enemy e gli N.W.A, i cui testi reazionari e violenti li hanno resi per molti dei punti di riferimento delle scene hardcore e political hip hop, destinate ad avere una certa fortuna negli anni 1980;[34][35] un approccio più ibrido caratterizza invece artisti come Eric B. & Rakim, Boogie Down Productions, Cypress Hill, Gang Starr e Pete Rock & CL Smooth.[senza fonte]

Come l'hip hop e la disco music, la musica house ha origini underground, è nata in grandi centri urbani, è anch'essa afroamericana e ha esercitato anch'essa una grande influenza su tutta la musica a venire. Nata nei locali Warehouse e Paradise Garage di Chicago grazie alle intuizioni di artisti come Frankie Knuckles e Larry Levan, la house decontestualizza il soul in chiave elettronica, sfruttando una ritmica ballabile.[36] Dal genere si svilupparono numerose varianti. Tra le contaminazioni con la musica rap e breakbeat si possono segnalare il Miami bass degli Stati Uniti sudorientali e l'hip house che, dopo aver preso piede nei campus universitari, verrà scoperto nella scena rave britannica. Dello stesso periodo è la la techno, nata a Detroit grazie a DJ e produttori come Juan Atkins.[37]
A cavallo tra la fine degli anni ottanta e novanta, si assistette a quella che viene comunemente definita golden age of hip hop (lett. "età dell'oro dell'hip hop"), termine che indica quella che, a detta di molti, sarebbe il periodo di massima creatività e innovazione del genere rap. Tale ondata caratterizzò le produzioni di artisti che, in alcuni casi, godranno talvolta di una certa popolarità nel mainstream, tra cui Public Enemy, Cypress Hill, Wu-Tang Clan, Kool G Rap, The Roots, A Tribe Called Quest, De La Soul, Black Moon, Nas, Big Pun, The Notorious B.I.G., Mos Def, Das EFX, Naughty By Nature, Masta Ace, Onyx, Mobb Deep, M.O.P. Gravediggaz, Capone-N-Noreaga, MC Eiht, Dr. Dre, Ice Cube, Eazy-E, Tupac Shakur tra i molti.
Il contemporary R&B
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Un successo molto più duraturo lo ha goduto il contemporary R&B. Precorso da artisti soul degli anni settanta e ottanta e dal new jack swing (forma ibrida di soul e R&B inventata da Teddy Riley che ha caratterizzato le produzioni di Jimmy Jam & Terry Lewis, L.A. Reid e Babyface e, per una certa fase della loro carriera, le uscite dei fratelli Michael e Janet Jackson), il contemporary R&B caratterizzerà Whitney Houston, New Edition, Boyz II Men, Jodeci, Blackstreet, Dru Hill e Jagged Edge, TLC, Destiny's Child e En Vogue. Trovò grande diffusione anche il controverso concetto di urban (abbreviazione di urban contemporary music), già coniato negli anni 1970 per indicare tutta la musica black, ma poi giunto a indicare, più nello specifico, forme rinnovate di soul e R&B e le loro contaminazioni con l'hip hop.[38][39]
Durante gli anni novanta popolari furono anche cantanti e cantautori hip hop soul come R. Kelly, Montell Jordan, D'Angelo, Raphael Saadiq dei Tony! Toni! Toné! ed artisti come Mariah Carey, Mary J. Blige e i Blackstreet, che hanno istituito nella cultura popolare la musica R&B, diffusero un nuovo genere di fusione denominato. La musica di D'Angelo, ispirata alle composizioni di Marvin Gaye e Stevie Wonder, guidò lo sviluppo del neo soul, diventato popolare nei tardi anni novanta ed all'inizio dei duemila grazie ad artisti come Lauryn Hill (proveniente dai Fugees, un gruppo che faceva proprio Hip hop e Soul), Erykah Badu, Maxwell, India.Arie e Musiq Soulchild.
Nuovo millennio
[modifica | modifica wikitesto]Gli artisti R&B di maggior successo del XXI secolo, contano Usher, Alicia Keys, i B2K e le Destiny's Child. La linea di demarcazione fra hip hop ed R&B andò sempre più vaga ed incerta soprattutto grazie a produttori musicali come Timbaland e Lil Jon, e ad artisti come Lauryn Hill, Nelly, ed André 3000: quest'ultimo, assieme a Big Boi, contribuì in maniera decisiva alla diffusione (grazie agli OutKast, il loro gruppo degli anni novanta) del Southern hip hop, già fatto conoscere alla metà degli anni ottanta grazie a gruppi quali i Geto Boys.
Per quanto riguarda l'hip hop negli anni duemila si è vista la rapidissima affermazione del dirty South hip hop (altro nome per indicare il Southern rap) in più forme, grazie ad artisti di grande impatto commerciale, come T.I., Flo Rida, Rick Ross, G-Unit, Pitbull tra gli altri.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ (EN) A brief sonic history of the African Diaspora, su splice.com. URL consultato il 3 novembre 2026.
- ↑ (EN) Blackface: The Sad History of Minstrel Shows, su americanheritage.com. URL consultato il 3 novembre 2026.
- ↑ (EN) Il banjo invade la musica pop Ci aiuta a tornare alle radici, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 4 gennaio 2023.
- ↑ (EN) Kate Larson, Bound for the Promised Land Harriet Tubman: Portrait of an American Hero, Random House Publishing Group, 2009, pp. 82–83, 101, 187–188.
- ↑ (EN) The Superpower of Singing: Music and the Struggle Against Slavery, su nps.gov. URL consultato il 3 novembre 2026.
- ↑ (EN) Signal Songs of the Underground Railroad (PDF), su discoverytheater.org. URL consultato il 3 novembre 2026.
- ↑ (EN) Fisk Jubilee Singers, October 6, 1871, su walnuthillsstories.org. URL consultato il 4 gennaio 2023.
- ↑ (EN) The Hyers Sisters, su sfgate.com. URL consultato il 4 gennaio 2023.
- 1 2 3 4 5 Blues, su treccani.it. URL consultato il 5 novembre 2026.
- 1 2 3 4 (EN) What’s the Difference Between Blues and Jazz?, su britannica.com. URL consultato il 5 novembre 2026.
- ↑ (EN) Blues and jazz - Eduqas, su bbc.co.uk. URL consultato il 3 novembre 2026.
- ↑ jazz, su dizionari.corriere.it. URL consultato il 5 novembre 2026.
- 1 2 Jazz, su treccani.it. URL consultato il 5 novembre 2026.
- ↑ (EN) Stewart F. Lane, Black Broadway, Square One, 2017, p. 27.
- ↑ (EN) 1901: Bert Williams, George Walker become first Black recording artists, su mississippitoday.org. URL consultato il 3 novembre 2026.
- ↑ (EN) It was the first all-African American opera. And now, Treemonisha is getting new life, su nac-cna.ca. URL consultato il 3 novembre 2026.
- ↑ (EN) When Jazz Arrived at Carnegie Hall, su carnegiehall.org. URL consultato il 3 novembre 2026.
- ↑ (EN) Shuffle Along: The Musical at the Center of the Harlem Renaissance, su kennedy-center.org. URL consultato il 4 novembre 2026.
- ↑ (EN) Hallelujah, su britannica.com. URL consultato il 3 novembre 2026.
- ↑ (EN) William Grant Still's Afro-American Symphony A Critical Edition, su scholarworks.iu.edu. URL consultato il 3 novembre 2026 (archiviato dall'url originale il 7 dicembre 2014).
- 1 2 (EN) Rhythm and blues, su treccani.it. URL consultato il 3 novembre 2026.
- ↑ (EN) Chuck Berry, su allmusic.com. URL consultato il 3 novembre 2026.
- ↑ (EN) Listen to the first rock and roll song ever recorded, su faroutmagazine.co.uk. URL consultato il 4 novembre 2026.
- ↑ Elvis: Tutti i colori di un’America che stava esplodendo, su movieplayer.it. URL consultato il 3 novembre 2026.
- ↑ ABC della musica soul, su marieclaire.it. URL consultato il 3 novembre 2026.
- ↑ Doo-wop, su treccani.it. URL consultato il 3 novembre 2026.
- 1 2 (EN) Sly Stone, su scaruffi.com. URL consultato il 3 novembre 2026.
- ↑ (EN) What is quiet storm music?, su pbs.org. URL consultato il 4 novembre 2026.
- ↑ (EN) The Untold Story of Disco and Its Black, Latino & LGBTQ Roots, su openculture.com. URL consultato il 4 novembre 2026.
- ↑ (EN) How Hip-Hop Was Born 50 Years Ago at a Block Party in the Bronx, su smithsonianmag.com. URL consultato il 5 novembre 2026.
- ↑ (EN) Mickey Hess, Hip Hop in America: A Regional Guide [2 Volumes], ABC-CLIO, 2010, p. 33.
- ↑ (EN) Gil Scott-Heron, su scaruffi.com. URL consultato il 4 novembre 2026.
- ↑ Andrea Angeli Bufalini, Giovanni Savastano, La storia della disco music, Hoepli, 2019, p. 96.
- ↑ (EN) The year Public Enemy and N.W.A brought fury and politics to rap, su latimes.com. URL consultato il 5 novembre 2026.
- ↑ (EN) Fernando Orejuela, Rap and Hip Hop Culture, Oxford University Press, 2020, p. 103.
- ↑ (EN) Frankie Knuckles, su scaruffi.com. URL consultato il 4 novembre 2026.
- ↑ (FR) Ulf Poschardt, Techno: l'arbre généalogique, in DJ culture, Kargo, 2002.
- ↑ (EN) Republic Records Eliminates Usage Of “Urban”; Urges Rest Of Industry To Follow Suit, su radioinsight.com. URL consultato il 5 novembre 2026.
- ↑ (EN) Urban contemporary music, su britannica.com. URL consultato il 5 novembre 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Enciclopedia del Blues e della musica nera a cura di Massimo Cotto; Arcana Editrice Milano 1994 - ISBN 8879660381 ISBN 9788879660389
- (IT) Gildo De Stefano, Trecento anni di Jazz: 1619-1919 - le origini della musica afroamericana tra sociologia ed antropologia, SugarCo, Milano 1986 ISBN 0195029089
- (IT) Gildo De Stefano, Una storia sociale del jazz: dai canti della schiavitù al jazz liquido, Prefazione di Zygmunt Bauman, Mimesis Edizioni, Milano 2014 ISBN 9788857520018
- (EN) The Music of Black Americans: A History. Eileen Southern. W. W. Norton & Company; 3rd edition. ISBN 0393971414
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla musica afroamericana
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- www.musicablack.com, su musicablack.com.
- "Black & Blue & Blog" - Il Blues e la Black Music tra concerti, dischi, interviste e storie, su bb-blues.com.
| Controllo di autorità | Thesaurus BNCF 2182 · Europeana agent/base/148840 · LCCN (EN) sh85001968 · BNE (ES) XX574247 (data) · J9U (EN, HE) 987007293078005171 · NDL (EN, JA) 00566486 |
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