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Funzione lineare

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Esempio di funzioni lineari

In matematica, per funzione lineare si intende:

Funzione polinomiale

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Quando si introduce il calcolo infinitesimale e quando si trattano le funzioni polinomiali, in genere si chiama funzione lineare una funzione di una variabile reale x a valori reali della forma:

f(x)=mx+c,

con m e c costanti reali. Se m>0, la funzione è strettamente crescente; se m<0, la funzione è strettamente decrescente. Queste funzioni vengono visualizzate nel piano cartesiano riferito a due assi ortogonali come rette di equazione:

y=mx+c.

La costante m viene detta coefficiente angolare, pendenza o gradiente, invece c è chiamata intercetta con l'asse delle y. In effetti la retta interseca l'asse Oy nel punto (0,c); la retta inoltre interseca l'asse Ox nel punto (−cm,0), come si ricava imponendo y=0 e risolvendo la equazione 0=mx+c; quando però m=0 la retta è orizzontale e si può dire che "incontra" l'asse Ox solo all'infinito (per formalizzare opportunamente questa idea è necessario introdurre il piano proiettivo).

f(x)=2x+1,(m=2; c=1);f(x)=x,(m=1; c=0);f(x)=9,(m=0; c=9);f(x)=−3x+4,(m=−3; c=4).

Si osserva che al crescere di m a partire da 0, la retta da orizzontale ruota in senso antiorario aumentando la propria pendenza, invece facendo assumere a m valori negativi la retta ruota in senso orario. Cambiando la costante c la retta trasla verso l'alto o verso il basso, rispettivamente all'aumentare oppure al diminuire di c partendo da 0.

Generalizzazioni

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La definizione precedente può estendersi a funzioni di due o più variabili reali o complesse. Ad esempio per funzione lineare di due variabili reali x e y a valori reali si intende una funzione della forma:

f(x,y)=mx+ny+c.

Essa nello spazio tridimensionale riferito a una terna cartesiana ortogonale viene visualizzata come piano che interseca l'asse verticale Oz nel punto (0,0,c), l'asse Ox in (−cm,0,0), o all'infinito se m=0, e l'asse Oy in (0,−cn,0), o all'infinito se n=0.

Trasformazione lineare

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Lo stesso argomento in dettaglio: Trasformazione lineare.

Per trasformazione lineare (o applicazione lineare), solitamente definita in uno spazio vettoriale V su un campo K, si intende una funzione che soddisfa le due proprietà:

f(x+y)=f(x)+f(y),∀x,y∈V,
f(ax)=af(x),∀a∈K,∀x∈V,

rispettivamente di additività e omogeneità.

Equivalentemente si può chiedere che:

f(a1x1+a2x2)=a1f(x1)+a2f(x2),∀x1,x2∈V,∀a1,a2∈K.

In questa definizione x, y, x1 e x2 possono essere elementi arbitrari di uno spazio vettoriale su un campo K o anche elementi arbitrari di un modulo su un anello commutativo R. La funzione f a sua volta ha come codominio uno spazio vettoriale oppure un modulo. A questa definizione possono adattarsi anche le funzioni viste in precedenza, in quanto hanno come dominio e come codominio degli spazi vettoriali come ℝ, ℂ, ℝn, ℂn.

Per la funzione considerata inizialmente

f(x)=mx+c

i due membri dell'uguaglianza sono

m(a1x1+a2x2)+cea1(mx1+c)+a2(mx2+c)

e questi sono uguali se e solo se c=0.

Dunque il termine "funzione lineare" viene usato con due significati diversi. Per la prima nozione qui introdotta sarebbe preferibile il termine funzione affine, ma l'abitudine alla definizione più comune è molto radicata.

f(x)=x;f(x)=−5x;f(x)=(4x,0,−x);f(x,y)=3x+7y;f(x,y)=(x−4y,2x,9x+2y).
  1. ↑ Stewart 2012, p. 23
  2. ↑ Shores 2007, p. 71
  • (EN) Izrail Moiseevich Gelfand (1961), Lectures on Linear Algebra, Interscience Publishers, Inc., New York. Reprinted by Dover, 1989. ISBN 0-486-66082-6
  • (EN) Thomas S. Shores (2007), Applied Linear Algebra and Matrix Analysis, Undergraduate Texts in Mathematics, Springer. ISBN 0-387-33195-6
  • (EN) James Stewart (2012), Calculus: Early Transcendentals, edition 7E, Brooks/Cole. ISBN 978-0-538-49790-9
  • (EN) Leonid N. Vaserstein (2006), "Linear Programming", in Leslie Hogben, ed., Handbook of Linear Algebra, Discrete Mathematics and Its Applications, Chapman and Hall/CRC, chap. 50. ISBN 1-584-88510-6

Voci correlate

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